IL VOTO IN SICILIA di Umberto Zito

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Fino alla vigilia i media (tutti) sostenevano, confortati dai sondaggi, che la lotta per la conquista della regione Sicilia era un affare che riguardava il Centrodestra ed il M5S, con una prevalenza per Musumeci rispetto a Cancelleri.

Per quanto riguarda il PD i media paventavano addirittura una sua possibile disfatta con una collocazione addirittura al quarto posto, dopo Fava.

Lo spoglio ha confermano il duello fra Il bancario Musumeci, detto anche il “fascista galantuomo” del centrodestra (vincitore con oltre 5 punti di vantaggio) e Cancelleri, il “magazziniere- geometra” del M5S.

Il Rettore Micari del PD si è classificato terzo con il 19 % circa dei consensi, mentre Fava “eterno candidato alternativo e di rottura” si è classificato quarto, con il 6% circa.

Rispetto alle precedenti elezioni del 2012, il M5S di Di Maio ha quasi raddoppiato i consensi rispetto al M5S di Grillo, Il centrodestra di Musumeci, Miccichè/Berlusconi, Salvini e Meloni ha sostanzialmente confermato i voti presi all’epoca da Musumeci e da Miccichè, il PD di Renzi ha fatto altrettanto rispetto al PD di Bersani, nonostante la scissione. Fava è rimasto al palo.

Queste elezioni, così come avvenuto in quelle capitoline, si sono svolte in un contesto particolarmente favorevole alle forze di opposizione e di protesta, che, come è noto, “ingrassano” quando le amministrazioni uscenti (Crocetta per la Sicilia e Marino per Roma) non lasciano un’eredità positiva e di buongoverno, all’interno, peraltro, di una grave crisi economica e sociale dell’intero paese. Nel caso specifico delle elezioni siciliane poi si è registrato un’astensionismo di grande rilievo (53%) che la dice lunga sullo scollamento fra i cittadini e la politica e che ridimensiona anche la quantità del consenso popolare espresso.

Comparando i dati con l’elezione del 2012, dunque, la forza politica che ha registrato un indubbio incremento è stata quella del M5S, anche se non andrà al governo della Regione.

Sul piano squisitamente storico, è da sottolineare infine che in Sicilia ha sempre vinto il centrodestra ad eccezione del 2012, quando il centrodestra si divise in due tronconi, consentendo a Crocetta e al PD di prevalere.

Per quanto riguarda l’ultima “uscita” di Di Maio, che, dopo aver sfidato, qualche giorno fa, Renzi ad un confronto televisivo, che avrebbe dovuto aver luogo martedì 8 Novembre da Floris (La7) ha deciso di ritirarsi con la scusa che Renzi non sarebbe più, a suo dire, il candidato premier del centrosinistra!!! Siamo ormai su “scherzi a parte” o anche alla “comica finale”. L’ineffabile Di Maio, forse supportato e consigliato dall’ex GF Rocco Casalino, ha voluto con patente infantilismo politico, togliersi, forse, uno sfizio, venendo meno, però, ai più elementari principi di correttezza comportamentale (in politica non si sfugge ai confronti!) e dimostrando paura ad affrontare, ad armi pari , un avversario. Di Maio non è nuovo a questi “rifiuti”. Lo aveva già fatto con la Boschi, anche se in quel caso fu la sottosegretaria a lanciare il guanto. La richiesta del candidato premier del M5S era evidentemente finta sin dall’origine, visto che la sconfitta del PD era da tempo e da tutti prevista. D’altronde quando Di Maio lanciò la sfida (forse sperava in un rifiuto di Renzi) fece una predittiva premessa: «Non è una fake news». Accidenti!!

La polemica, infine, suscitata dalle dichiarazioni del deputato PD – Faraone- mi sembra molto strumentale, al netto della sua infelice frase sul mancato coraggio di Grasso a candidarsi in Sicilia. I riferimenti fatti da Faraone agli elementi che, a suo dire, avrebbero dannneggiato la performance del  PD – i mesi persi ad inseguire la candidatura di Grasso e il voltafaccia di MDP alla candidatura Micari- sono assolutamente veri ed inconfutabili.

 

 

6 Novembre 2017

 

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