Il Rosatellum di Umberto Zito

 

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Al netto delle “piazzate”, delle “sceneggiate” e delle tante dichiarazioni apparentemente indignate  di questi giorni, vorrei occuparmi della legge elettorale, a volo radente, rimanendo, cioè, sui fatti.

-Nel 2005 la maggioranza di centrodestra, era al Governo Berlusconi, approvò il “Porcellum”. Fu dato questo nome alla legge elettorale perché il suo principale autore- il Sen. Calderoli della Lega, la definì, appunto, “una porcata”.

-Nel 2014, dopo 8 anni, la legge fu dichiarata incostituzionle perché:
produceva “una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”

-Delineava “un meccanismo premiale manifestamente irragionevole”

-Il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) è diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori”.

-Le liste bloccate erano tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti.

-Nel 2015, era al Governo Renzi, venne approvata una nuova legge elettorale , l’“Italicum”, che, a Gennaio del 2017, fu dichiarata parzialmente incostituzionale con riferimento alla previsione dei ballottaggi ed alla scelta discrezionale del collegio da parte dei capilista plurimi. Ciò indusse Il Presidente della Repubblica, in occasione di un incontro con i Presidenti della Camera e del Senato,  a fare un appello al Parlamento affinchè fosse al più presto approvata una nuova legge elettorale al fine di eliminare gli squilibri derivanti dall’applicazione della normativa conseguente alla bocciatura parziale dell’Italicum.

-Nel 2017 IL PD riproponeva il “Mattarellum”, che era la legge elettorale vigente nel periodo 1993-2006. La proposta, però, non ebbe seguito per la contrarietà del M5S e del centro destra.

-Nel 2017 viene proposto il “Tedeschellum” (il nome deriva dal fatto che il modello era simile a quello vigente in Germania) con un un disegno di legge nato, questa volta, con l’accordo del PD, M5S, Forza Italia e Lega; il DdL non viene approvato perché il M5S vota un emendamento proposto da una deputata di Forza Italia, che fa saltare l’accordo.

L’aborto di tutte queste iniziative ha determinato la necessità di trovare al più presto e comunque un’intesa su un’ipotesi di legge elettorale ad evitare il rischio di dover affrontare le prossime e vicine elezioni con i “moncherini” dell’italicum – il cosiddetto “Consultellum”, che avrebbe determinato una sicura ingovernabilità del sistema, così come peraltro  già evidenziato  dalla stessa Presidenza della Repubblica.

Questo è il quadro in cui è nata l’intesa PD, AP, Forza Italia, Lega Ala-scelta civica sul “Rosatellum”, il cui nome deriva da quello del suo proponente on. Rosati. Il Rosatellum è stato approvato il 26.10.2017 con una maggioranza molto ampia (214 voti a favore e 61 voti contrari) e quindi conformemente a quanto, da sempre e da tutti, auspicato e cioè che le leggi elettorali non possono e non debbono essere approvate da maggioranze risicate perché le cosiddette regole del gioco devono trovare la più ampia condivisione.

Il Rosatellum è una buona legge elettorale?

Tutti i compromessi lasciano sempre un po’ di amaro in bocca (e l’amaro è più intenso quando più è largo il compromesso). Di certo il “Rosatellum”, che allo stato, non ha alternative percorribili, rappresenta un passo avanti ed un miglioramento rispetto al Consultellum”.

Sul fatto che la legge sia stata approvata ricorrendo a troppi voti di fiducia, penso che occorra sottolineare che il voto di fiducia è uno strumento parlamentare conforme alla Costituzione anche quando viene utilizzato per l’approvazione di una legge elettorale (il problema fu già posto alla Corte Costituzionale,   in occasione del giudizio sull’italicum).

Senza i voti di fiducia, poi,  che fine avrebbe fatto la legge, date le posizioni assunte dagli schieramenti, le numerose richieste di voto segreto (?), gli interessi dei singoli parlamentari e la storia pregressa?

Dobbiamo purtroppo prendere atto con amarezza che le forze politiche del nostro Parlamento non sono in grado di trovare un’intesa alta nel superiore interesse del Paese e dei diritti dei cittadini, specialmente quando si tratta di individuare norme che incidano sulle loro convenienze.

 

 

 

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