I FATTI, LA POLITICA E I MEDIA di Umberto Zito

 

                                                          

                  politica e media      

           I FATTI , LA POLITICA ED I MEDIA

                                            di

                                 Umberto Zito

 

Gli argomenti riguardanti la politica che occupano attualmente le testate ed i titoli della carta stampata e delle emittenti televisive sono sostanzialmente tre:

  • la mozione del PD sulla nomina del Governatore della Banca d’Italia.
  • Il referendum della Catalogna.
  • Il referendum della Lombardia e del Veneto.

Ho cercato invano di dare un significato ed un senso alle numerose prese di posizione nei confronti di Renzi in merito alla mozione del PD sulla Banca D’Italia.

I fatti:

-il 17 Ottobre 2017 il movimento 5 Stelle, in relazione alla imminente scadenza della carica di Governatore della Banca d’Italia, presenta alla Camera dei Deputati una mozione, con la quale attacca la gestione della Banca Centrale e chiede all’esecutivo di non proporre la conferma di Visco (la normativa prevede la possibilità di un solo rinnovo -6 anni + 6 anni-). Analoga mozione viene presentata dalla Lega.

Le suddette mozioni vengono dichiarate ammissibili dalla Presidenza della Camera, nonostante la procedura di nomina del Governatore della Banca d’Italia non preveda un pronunciamento del Parlamento. La nomina, difatti, così come previsto dalla legge 262/2005, è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio Superiore della Banca d’Italia.

A questo punto il Pd, non potendo aderire alla proposta del M5S e della Lega, per comprensibili motivi di schieramento e di posizionamento, avanza una sua proposta, concordandone i termini con il Governo. La mozione del PD chiede al Governo, nella versione finale concordata, di ….impegnarsi ad individuare la figura più idonea a garantire fiducia nell’Istituto…..

Apriti cielo! Partono immediatamente attacchi da ogni parte e persino dall’interno dello stesso PD con il cosiddetto “fuoco amico”.

Il M5S rivendica la primogenitura e la poca credibilità della presa di posizione del PD, la Lega idem, MDP (Bersani) ritiene la mozione un sostanziale ed inaccettabile scaricabarile, Napolitano la definisce “deplorevole”, Veltroni “incomprensibile ed ingiustificabile”, Orlando chiede un’assemblea PD per fare chiarezza, Zanda dichiara che “bisogna essere più prudenti”, Berlusconi pensa che la sinistra, come al solito, voglia occupare tutti posti di potere, Calenda non commenta per “carità di patria”, Tabacci la definisce un autogoal e Prodi “improvvida”, anche se nel 2005, quando era Governatore Fazio, lo stesso Prodi aveva assunto un comportamento analogo!! Tutti, o quasi tutti, però, criticano o hanno aspramente criticato l’operato e l’attività di vigilanza e prevenzione svolta in questi ultimi anni dalla Banca d’Italia sulle piccole e medie imprese bancarie.

Il problema, dunque, sollevato dalla mozione è solo di galateo istituzionale? Non credo. Non credo proprio   che la politica in Italia si preoccupi molto di “monsignor Della Casa”, visto anche che nessuno ha mosso critiche alla mozione del M5S, né a quella della Lega. Credo piuttosto che questa incomprensibile e massiccia  levata di scudi sia stata determinata da una serie diversificata di concause: vendette e/o risentimenti personali, speculazioni politico/partitiche, drammatizzate dal clima preelettorale, voglia di apparire e di contare, tutela di interessi, lotta di potere nella sinistra e, in qualche rarissimo caso, preoccupazione per le eventuali reazioni dei mercati internazionali.

Confido molto sul buon senso e sull’intelligenza degli Italiani, che sono ormai svezzati e sapranno decodificare certi comportamenti.

-In relazione al referendum della Catalogna ho avuto la netta sensazione che i media abbiano trattato la vicenda con molta parzialità e sufficienza.

I dati riguardanti l’affluenza ed il numero dei voti da chi sono stati certificati? (“acquaiuo’, l’acqua è fresca?”…. cito un detto napoletano secondo il quale i fatti dichiarati dalle parti interessate non hanno alcuna credibilità); non parliamo poi del numero dei manifestanti nelle piazze, dei “pestaggi” della polizia spagnola davanti ai seggi (è sembrato che alcuni episodi siano stati costruiti o strumentalmente provocati) e delle “interviste monodirezionali” nelle piazze.

Gli Stati democratici, e la Spagna è, fino a prova contraria, uno Stato democratico, hanno una legge fondamentale che è la Costituzione e la Catalogna ha indetto un referendum incostituzionale e quindi illegittimo e pericolosamente eversivo. La Spagna, per converso, ha gestito la vicenda con estrema superficialità, intempestività e incompetenza.

Speriamo bene!

-I referendum della Lombardia e del Veneto, “lisciando il pelo” all’antico secessionismo “leghista”, rappresentano in modo icastico la voglia di autonomia di due grosse regioni del Nord Italia, che ritengono, anche con qualche ragione, di essere danneggiate economicamente dalla malagestione delle regioni del Sud, delle isole e di alcune regioni del Centro, trovando forza e spinta in motivazioni egoistiche determinate esse stesse da insane dinamiche territoriali poco contrastate, anzi agevolate, da uno Stato centrale inefficiente o colpevolmente assente, che ha mostrato la sua evidente incapacità a governare i processi complessi, specialmente in questi ultimi decenni ed in particolare dal 1970, anno di nascita delle Regioni.

Le Regioni, tutte le Regioni, chi più e chi meno, e, spesso quelle con maggiore autonomia (a Statuto speciale) SIC!, hanno ampiamente dimostrato, nei tanti scandali riportati dalla cronaca, le loro straordinarie e fantasiose capacità di spesa e le sistematiche e diffuse anomalie comportamentali e gestionali !!

Questi referendum pertanto non porteranno a niente di buono, come tutte le vicende nate e coltivate nell’egoismo campanilistico e territoriale, come ci ha ampiamente e drammaticamente insegnato la Storia. Un segnale preoccupante è venuto da Zaia, governatore del Veneto, che, preso atto del risultato e dell’affluenza, ha cominciato subito a parlare impropriamente di autonomia fiscale!

 

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