LA “POLEMICA” RIGUARDANTE LA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA di Umberto Zito

 

Legittima-difesa

Si considera legittima difesa la reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte, ovvero la reazione a seguito dell’introduzione in casa, in negozio o in ufficio, con violenza alle persone o alle cose, ovvero con minaccia o con inganno”

Il suddetto testo della legge sulla legittima difesa, ha determinato un forte e risentito sdegno, anche sul piano semantico e linguistico, da parte di Salvini, “noto linguista e raffinato giurista”(!)

Analogo sdegno si è levato dai  Fratelli d’Italia (la cui proposta di legge, peraltro, riportava anch’essa la contestata locuzione “in tempo di notte”), di Forza Italia, del M5S e così via. Persino Renzi, spinto dalla propria base, vuole rivedere il testo in Senato per sciacquare i panni in Arno , inseguendo affannosamente ed inopinatamente gli elettorali argomenti di pancia dei leghisti.

Come purtroppo spesso avviene, il testo dell’articolo in questione, frutto di estenuanti compromessi anche linguistici, è, invero, poco elegante ed alquanto involuto (Troppi ovvero; brutta, e forse anche inutilmente pleonastica, la locuzione “in tempo di notte”, acriticamente copiata da una norma similare vigente in Francia) mi pare, però, comprensibile e intellegibile.

Senza entrare nel merito della questione, l’articolo sancisce che è da considerarsi legittima difesa la reazione quando l’aggressione abbia luogo di notte, oppure (NEI TESTI DI LEGGE, “OVVERO” HA LO STESSO SIGNIFICATO DISGIUNTIVO DI “OPPURE”) quando la reazione consegua all’introduzione in casa, in negozio o in ufficio con violenza alle persone o alle cose oppure con minaccia o inganno.

In altri termini se l’aggressione avviene di notte, la difesa è sempre e comunque legittima. Se invece avviene di giorno la difesa è legittima solo se l’aggressione consegua ad una violazione del proprio domicilio o del negozio o dell’ ufficio con violenza alle persone o alle cose oppure con minaccia o inganno.

Vorrei infine fare un accenno anche alla polemica innescata dal Presidente del Senato-Grasso-, che ha sottolineato ironicamente l’importanza del Senato, contradditoriamente invocato da Renzi (che voleva invece abolirlo), per modificare il testo della legge. L’uscita di Grasso mi pare solo inopportunemente strumentale sia perché oggi c’è la doppia approvazione, sia perché la stessa riforma renziana prevedeva la possibilità per il “nuovo” Senato di rivedere e di chiedere la modifica delle leggi approvate dalla Camera (art.70).

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