L’orgoglio di essere napoletani di Salvatore Varriale

 

di Salvatore Varriale

Napoli, con i suoi 2600 anni di storia è una delle città italiane dal passato più antico e glorioso. Normanni e Angioini, Aragonesi e Castigliani, Spagnoli o Ispanofrancesi (coi Borboni) e, di nuovo,

napoli

Francesi con Murat. Tutti sono passati per Napoli, che è riuscita ad esprimere una posizione di primo piano nel panorama nazionale e internazionale. E’ stata una delle città più popolose, la quinta al Mondo, la seconda del Mediterraneo, dopo Istanbul ed anche la seconda del cristianesimo occidentale, dopo Parigi.

Durante il Regno dei Borbone, diventò la Capitale del Regno delle Due Sicilie, che comprendeva mezza Italia. Tra i diversi Regni della penisola italica, è stato, oltre che il più popolato ed esteso, anche il più ricco.

La città di Napoli non si limitò semplicemente ad assorbire la cultura del tempo, ma la generò ,accogliendo e sostenendo grandi artisti ed intellettuali da ogni nazione, diventando la prima città al mondo per numero di conservatori e teatri, per pubblicazioni di giornali/riviste e per numero di tipografie. Il patrimonio di inestimabili tesori storici e artistici si arricchì ulteriormente con la creazione di splendide opere architettoniche, tra cui la Reggia di Capodimonte e con l’avvio del primo programma sistematico pubblico di scavi archeologici.

Napoli inoltre:

  • fu la prima città al mondo a portare nelle case l’acqua corrente.
  • Fu la prima città Italiana ad avere l’orto botanico e a costruire il primo cimitero dei poveri (cimitero delle 366 fosse).
  • Possedeva la terza flotta mercantile al mondo, che dava lavoro a decine di migliaia di persone.
  • I cantieri navali, cui venne affidata anche la costruzione della flotta reale, erano i primi del Mediterraneo e i quarti nel mondo.
  • Fu costruita la prima nave a vapore italiana (la Ferdinando I) che collegava Napoli a Palermo in circa 18 ore, e venne costruito anche il primo transatlantico (Il Sicilia) che collegava Napoli a New York.
  • Nella fabbrica di Capodimonte venivano, e vengono ancora, create porcellane famose in tutto il mondo.
  • Furono create la prima ferrovia italiana (Napoli-Portici), inaugurata il 3 ottobre 1839, e la prima galleria ferroviaria al mondo.
  • A Napoli fu installato il primo telegrafo elettrico italiano.
  • Fu la prima città in Italia e la terza in Europa, dopo Londra e Parigi, a installare l’illuminazione a gas
  • A Napoli fu effettuato il primo esperimento italiano di illuminazione elettrica delle strade.
  • A Capodimonte fu costruito il primo osservatorio astronomico Italiano.
  • Sul Vesuvio, furono costruiti il primo osservatorio sismologico e il primo osservatorio meteorologico del mondo.
  • Napoli dispone del più antico teatro d’opera del mondo, il S. Carlo e della più antica università laica e statale del mondo, la Federico II.

Napoli è stata nel suo passato protagonista di un grande periodo di sviluppo, generando ricchezza per tutto il Meridione, portando lavoro e nuovo benessere. Dal 1860, però, la città comincia il suo lento declino fino a giungere ai giorni nostrii, in cui si vuole far recitare alla città il ruolo di vetrina del Sud e dei suoi problemi, in posizione marginale rispetto al mondo industriale e moderno.

Napoli, che troppo spesso viene presentata come il modello della città parassita, ha dato e continua a dare molto all’Italia, all’Europa e al Mondo, formando e esportando un gran numero di scienziati, intellettuali, ricercatori, artisti, cineasti ed altro ancora. In cambio riceve poco, quasi nulla, con la conseguenza che le potenzialità di questa città, europea prima che italiana, rimangono inespresse, mortificate, sottoutilizzate e sperperate.

Le ferite di Napoli, le sue problematiche le conosciamo tutti , ma una civiltà inesorabilmente muore quando tutti si arrendono e perdono il gusto di lottare. Mi vengono in mente le parole di Annibale Ruccello, attore e regista di Castellammare di Stabia “Tu appartiene a ‘na brutta razza… a ‘na brutta generazione ca nun tene ricorde… Chi nun tene passate nun tene manco futuro”.

Mi auguro che tutti noi, ed in particolare i giovani, si prenda coscienza del nostro passato non solo perché, come diceva Montanelli, “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”, ma anche perché chi dimentica il passato non riesce nemmeno a immaginare il futuro. Un futuro che Napoli merita, oggi più che mai. Occorre solo avere coraggio, determinazione e spirito d’iniziativa per riscattarci dai falsi stereotipi e dagli insopportabili luoghi comuni.

Recuperiamo il nostro passato.

Riaccendiamo la speranza e riprendiamoci il nostro futuro.

Ad Maiora.

 

 

 

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