Il columbarium di via Pigna di Lorena Longobardo

Percorrendo via Pigna verso Soccavo nel suo tratto finale, poco prima della rotonda Giustiniano, si scorge sulla destra una delle pareti interne di un columbarium, una struttura sepolcrale romana dotata di nicchie volte a contenere urne con le ceneri dei defunti.

Il curioso nome latino deriverebbe dall’analoga disposizione delle aperture lasciate nei muri per i colombi. Pur non presentando caratteristiche architettoniche o artistiche rilevanti, il mausoleo costituisce un unicum, in quanto è l’unico monumento di età romana superstite nel nostro quartiere. Il suo aspetto originario andò perduto nell’800 quando i funzionari borbonici addetti all’edificazione di “ponti e strade” lo distrussero, in occasione della realizzazione della via Miano-Agnano, di cui via Pigna costituisce un tratto.

Di esso sopravvisse una sola parete, oggi parzialmente visibile. Si tratta di un blocco murario di tufo giallo locale in opus reticulatum, nel quale si aprono dieci nicchie destinate a contenere altrettante olle cinerarie ed un’edicola più ampia che, probabilmente, conteneva una statua.

Per quanto riguarda la datazione del reperto si deve tener conto che l’opera reticolata, costituita da conci di pietra tronco-piramidali disposti obliquamente, nacque nell’età di Silla (eletto console nell’88 a.C.) per poi persistere fino alla metà del II secolo d.C.

Nella parte conservata, oltre alle undici nicchie, fu rilevata, al momento del rinvenimento, anche la presenza di tre sarcofagi in muratura, addossati alle pareti; ciò indica la coesistenza di due rituali funerari, quello dell’incinerazione (la pratica più diffusa in età repubblicana e nei primi secoli dell’Impero romano) e quello dell’inumazione (rito praticato in età imperiale e che s’impose, più tardi, col Cristianesimo). La convivenza, nel colombario di Soccavo, di entrambi i riti attesta che esso dovette essere costruito nel periodo in cui la tipologia del sarcofago andava lentamente a sostituire la più antica pratica della cremazione del cadavere, ossia agli inizi del II secolo d.C.

Ė possibile che, negli immediati dintorni di via Pigna vi siano altre tombe coeve, ma l’intensa cementificazione e la diffusione delle proprietà private impediscono di effettuare una ricerca archeologica accurata. Desideriamo focalizzare l’attenzione dei nostri lettori sulla situazione spiacevole che da tempi ormai immemorabili riguarda questo piccolo ma antichissimo monumento, spesso ignorato dalle migliaia di passanti che, distratti, percorrono quotidianamente via Pigna. Il motivo della nostra attenzione è legato, purtroppo, allo stato di abbandono e di degrado che interessa il prezioso mausoleo. Qualcosa negli ultimi anni è stato fatto: il monumento è stato ripulito e recintato da una balaustra metallica ma continua ad essere nascosto dalle auto (bisognerebbe impedirvi il parcheggio!) o, peggio ancora, mortificato da cumuli di rifiuti, peraltro facilmente infiammabili (occorrerebbe, com’è stato fatto per la Croce di piperno, una copertura che lo protegga dai potenziali danni dell’uomo e dagli agenti atmosferici).

Ma forse il risultato più importante e difficile da ottenere sarà quello di fare in modo che il prezioso monumento si conservi nel tempo. Per ottenere ciò si dovrà aiutare i soccavesi a comprendere il valore storico sociale del quartiere in cui vivono, sensibilizzando il loro senso civico ed appoggiare l’attivismo delle associazioni culturali napoletane nel sollecitare l’intervento delle autorità competenti, ogni volta che ve ne sarà bisogno.

Lorena Longobardo

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  1. Very neat post.Really looking forward to read more. Awesome. Legoullon